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I NUMERI DELL'ACQUA
 
L’ACQUA NEL MONDO
 
  • L’acqua sul nostro pianeta è una risorsa abbondante, ma non illimitata.
  • La superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua; di questa, il 97,5% è acqua salata.
  • Della restante acqua dolce, il 68,9% è contenuta in ghiacciai e nevi perenni, il 29% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile.
    Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta!
  • Il volume di acqua presente sulla terra è stimato in: 1.360.000.000 Km3.
  • In media ogni abitante del pianeta consuma oggi il doppio di acqua rispetto all’inizio del 1900.
    La commissione mondiale per l’acqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Con circa 40 litri noi italiani facciamo la doccia, mentre per altri rappresenta l’acqua di intere settimane.
  • Nel mondo si passa da una disponibilità media di 425 litri al giorno di un abitante degli Stati Uniti ai 10 litri al giorno di un abitante del Madagascar; da 237 in Italia a 150 in Francia. Le stime medie indicano un consumo di 350 litri d’acqua al giorno per una famiglia canadese, di 165 per una europea e di 20 litri per una famiglia africana.
  • Rispetto ai parametri europei non possiamo che passare per “spreconi”: l’Italia è prima in Europa per il consumo d’acqua e terza nel mondo. Più di noi soltanto gli Stati Uniti e il Canada; gli italiani consumano quasi 8 volte l’acqua usata in Gran Bretagna, 10 volte quella usata dai danesi e 3 volte quella che consumano in Irlanda o in Svezia.
 
L’ACQUA IN ITALIA
 
Il nostro paese ha una capacità idrica che lo pone tra i più ricchi d’acqua nel mondo.

Le risorse idriche disponibili in Italia ammontano a 52 miliardi di m3 annui, di cui circa un quarto proviene da fonti sotterranee, mentre il rimanente deriva da fonti superficiali.
La disponibilità di risorse è tuttavia distribuita in maniera difforme sul territorio nazionale, con il 53% localizzato nell'Italia settentrionale, il 19% nell'Italia centrale ed il 28% nell'Italia Meridionale e nelle Isole.

I consumi idrici vengono assorbiti per il 50% dal settore agricolo, per il 40% dai settori civile ed industriale, per il rimanente 10% dal settore energetico.
 
  • Il prelievo di acqua a uso potabile ammonta, ai giorni nostri, a 9,1 miliardi di m3; tale quantità viene erogata attraverso una rete di oltre 13 mila acquedotti. Il dato riguardante il prelievo di acqua è in crescita rispetto al 2005 (1,7%) e al 1999 (2,6%).
    Gli aumenti più significativi si registrano nelle regioni del Nord-est e del Centro; basti  pensare che la regione Lombardia è prima tra le regioni italiane con un volume di acqua prelevata pari a 1.4 miliardi di m3, su un totale di 9,1 miliardi di m3.
  • L’acqua pro-capite prelevata ammonta a circa 152 m3 per abitante. Gli aumenti più significativi si registrano nelle regioni del nord-est e del centro.  L’Italia, con una media di prelievi pari a 152 m3 per abitante, supera nettamente la Spagna (127 m3 per abitante), il Regno Unito (113 m3 per abitante) e la Germania (63 m3 per abitante).
  • Nel 2008 in Italia si sono immessi in rete 136 m3 di acqua per abitante, un valore che è sostanzialmente rimasto invariato negli ultimi 10 anni. Le regioni italiane che immettono nelle reti comunali più acqua potabile per abitante sono Valle d’Aosta e Lazio (rispettivamente 182 e 172 m3 per abitante), mentre Umbria e Marche sono quelle che ne immettono di meno, con poco più di 100 m3.
  • L’acqua erogata per abitante risulta essere di 92 m3, con un incremento dell’1,2% negli ultimi 10 anni. Nelle prime posizioni della graduatoria si collocano la provincia autonoma di Treno (127 m3), la Lombardia (115 m3), la Valle d’Aosta (122 m3) e il Lazio (111 m3), mentre in coda si trovano la Puglia (64 m3), l’Umbria (69 m3) e le Marche (76 m3).
  • La differenza tra acqua erogata e acqua immessa è riconducibile a diversi fattori:
    • Sfiori di serbatoi laddove l’acqua disponibile ne superi la capacità di contenimento in particolari periodi dell’anno;
    • Furti e prelievi abusivi;
    • Perdite delle condotte.
Considerato che l’acqua potabile è un bene comune di massima importanza per il benessere e per la stessa vitalità della popolazione presente e futura, occorrerebbe ridurre al minimo le dispersioni. Le dispersioni di acqua potabile sono normalmente misurate rispetto all’acqua erogata al consumatore finale, sia come la quota in più di prelievo necessario per soddisfare le esigenze, sia come quota in più di acqua immessa nelle reti comunali.
Nel 2008, in Italia per ogni 100 litri di acqua erogata si preleva una quantità di 165 litri, cioè il 65% in più. Tali dispersioni sono dovute, da un lato, alla necessità di garantire una continuità di afflusso alle condutture e alle adduzioni di acqua all’ingrosso concesse a imprese industriali (in genere alimentari) e, dall’altro, a prelievi non autorizzati, a perdite delle condotte o ad una mancata regolazione del prelievo al variare periodico delle necessità.
Le maggiori dispersioni di acqua si registrano nelle regioni del Sud, dove per erogare 100 litri di acqua se ne prelevano quasi altri 100 litri.
  • Gli acquedotti italiani, secondo il Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche, hanno una perdita pari complessivamente al 30% dell’acqua immessa, cioè pari a 2,61 miliardi di metri cubi su 8,72 miliardi di metri cui immessi nella rete idrica. Una perdita questa che percentualmente aumenta soprattutto al Sud dove in alcuni casi le perdite superano il 50%.
  • Le regioni che più hanno potenziato gli impianti di depurazione, dal 1999 al 2008, sono l’Umbria (87,3%) e la Basilicata (+77,2%), seguite da Lombardia (+45,3%, Liguria (+42,5%) e Sardegna (+39,2%). Per contro, la Campania e il Lazio hanno aumentato la propria capacità solo di circa il 10%.
  • Nel 2008 gli impianti esistenti in esercizio depurano effettivamente, in media annua, acque reflue per complessivi 59 milioni di abitanti equivalenti (AE), rispetto ai 46,6milioni del 1999 (+26,6%).
 
i dati sono stati presi dal censimento delle risorse idriche a uso civile dell’anno 2008, stilato dall’ISTAT